Exuvia

33.99 

Exuvia, le tracce del nuovo album di Caparezza

Sono in un bad trip come quei tre kids di Fatima
Vedo cose che neanche Roy Batty s’irnmagina
Scrivo testi pop up ed é 3D ogni pagina
Tu la vedi rosea sei Elvis in Cadillac
Preso dalla sassaiola della calca che mi odia
Nella piazza Michael Jacskon grida: “Capa sei un idiota!”
E cammino solo e pazzo poi mi fermo come in coma
Nel conflitto manco m’arzo, non intendo il re di Roma
Chiamo il mio cane ma, ahimè, è lontano
Ho capito che il secondo album era più facile dell’ottavo
Tipi che mi chiedono del tunnel, dammi una pala che me Jolo scavo Dicono che vengo dalla luna ma la mia casa é in un sotterraneo
Suona l’Inno Verdano e diventa buio pesto
Questo toro tifa il matador e gli lecca tutto il il retto
Sto in disparte con le lance, voglio fargli un buco in petto
La mia parte intollerante sta ingoiando tutto il resto.
Things are scattered everywhere, no one seems to care. / They’re trying to get somewhere / Things are scattered everywhere, no one scems to care. / They’rc trying to get somewhere / Get Away! Get Away! Get Away! Get Away!
La mia patria è una giungla, mani in tasca, ruba in pullman
Aria marcia sulla guglia, curva canta: “Puglia, Puglia”
La mia Ilaria è una bulla, tuta gialla, Uma Thurman
La katana sulla nuca, giù la lama ma nessun abiura
Cade la cabeza, sembro Danton, parte la contesa al centro campo
La squadra gioca all’attacco, si scalda Giovanna d’Arco
Io sul palco vinco un premio, Luce, fari, neon.
Tutti fanno il dito medio pure Galileo
Vedo Van Gogh con la vanga, sta inumando la mia salma
Filippo Argenti fa la calza, passa dai Carcass alla Callas
Arrivano i russi ma è troppo tardi
Macché porto d’armi, porto una penna che possa confortarmi.
Il vento fischia una preghiera, sembra Larsen mentre fisso una teiera, Bertrand Russel
Palle piene portate a zaino da Atlante
Vado a stare bene, butto la chiave nel sacro Gange.
Things are scattered everywhere, no one seems to care. / They’re trying to get somewhere. / Things are scattered

“Me ne vado per le strade strette oscure e misteriose
Non c’è un cane, qualche stella nella notte fantasiosa Via dal tanfo, via dal tanfo…”
ln fuga dal mio disco precedente, da chi dice “Ti capisco”, invece niente. Dai capelli che infoltisco, “Ecce rapper”.
Mi dispiace preferisco le cerette
Fuggo dalle mie cellette, Montecristo, nella foga mi ferisco: schegge, bende.
Non alzate le cornette, “Chi l’ha visto?”. Cerchi geni? Suggerisco legge Mendel
Pshyco tra la gente, chiodo fisso, non è quello di Alfred Hitchcock per le tende ma vagare nelle nebbie, nel nevischio, nel deserto come Cristo da Betlemme.
Sono in fuga e mi richiami come gli ascensori, non ti sento corro forte come Flash e Sonic.
Cerco pace, sorry. Sento i rintocchi quindi è la mia ora. Tengo nei boschi la tnia nutratona.
Sveglio le notti come una battona, Remo Remotti via da mamma Roma ln fuga da
In fuga da
In fuga da
In fuga da
Vado via dalla vetrina di un gala, non mi serve la cartina fumala,
Sono in fuga da
In fuga da
In fuga da
In fuga da
Sale fumo dalla pira, uh la la, goditi la mia rovina, Yucatàn.
Sono in fuga da.
Dai Cazzi degli altri, a piedi scalzi, McCartney, coi Fugazi nell’ampli fuggo dalle assi dei palchi con i passi dei ladri agli schiamazzi dell’antifurto.
Come davanti a chi mira il ferro, a gambe levate quindi da fermo, sirene spiegate che non afferro.
Vado a Ventimiglia, né codardo né coniglio perché a casa resta chi non rischia.
Fuggo come un padre di famiglia ma lo faccio per mio figlio così poi diventa un bravo artista.
Mollo tutto, sto crepando, batto in ritirata, Caporetto + Waterloo.
Grondo e puzzo come quando nella ritirata il capo metto in un water, oh!

Sono in fuga da
In fuga da
In fuga da
In fuga da

Vado via dalla vetrina di un gala, non mi serve la cartina fumala,

Sono in fuga da
In fuga da
In fuga da
In fuga da

Sale Turno dalla pira, uh la la, li goditi la mia rovina, Yucatàn. Sono in fuga da.

ln fuga dal mio sogno rincorrente, seminudo corro, mito Hermes.
ln fuga come gli astri di ponente, io, preda dei fantasmi tipo Macbeth.
In fuga dagli amici, dalle comitive, preparo te valigie, tu prepara i Kleenex.
Non devi consolarmi, non è il fine perché voglio isolarmi come Fidel.

Il mio corpo fermo è come se patisse, mi darò alla danza come se Matisse.
Luce di Sanremo la mia vera eclisse: fuggo dal ’97, Jena Plissken.
Vieni, fruga nella mia bara che adesso vedi, fuma.
Leggi il biglietto lì nella fenditura; “Spero che l’aldilà abbia vie di fuga”

Sono in fuga da
In fuga da
In fuga da
In fuga da

Vado via dalla vetrina di un gala, non mi serve la cartina fumala,

Sono in fuga da
In fuga da
In fuga da
In fuga da

Sale Turno dalla pira, uh la la, li goditi la mia rovina, Yucatàn. Sono in fuga da.

Spinto dalle mie orme ritrovo, la guida
Guardo dietro le fronde è di nuovo, mattina
Nella testa una voce di tuono, antica
Sta dicendo: “Non correre uomo..”

Camina, guerrero camina por el sendero del dolory la alegria
Camina, guerrero camina por el sendero del dolory la alegria Camina…

Faccio un passo nella selva, senza briglie, senza sella.
Vado incontro alla mia libertà, già da come marcio sembra Selma.

Alle spalle la mia guerra, io la stella della Senna, tu che insidi la mia vita, io che penso: “Sa di un cazzo, sembra seitan”
Sì, suono, non ho mai scalato una montagna a mani nude, free solo, non ho mai nuotato tra i piranha lungo il fiume, mi muovo, non ho mai viaggiato sull’Apollo 13, sento dire solo: “Pollo, credici!”.
Non ho fremiti, non ho mai lasciato la Nigeria con i miei risparmi chiusi dentro il palmo, non ho mai sfidato la miseria nei deserti caldi chiuso dentro un camion, vivo le mie storie, magari chiuso in casa come Salgari, chino sui libri e sui manuali, Miki sei Lazzaro dai, alzati e

Camina, gucrrero camina por el sendero del dolor y la alegria / Camina, guerrero camina por el sendero del dolor y la alegria Camina…

Cammina mio nonno nel fango a vent’anni col mitra vicino.

Cammina costretto a schivare il nemico si, mica il vicino.
Arriva in Australia e lavora per una fondina di cibo.
Qua l’unica Strada che insegna qualcosa è la figlia di Gino.
Cammina mio padre che ha perso suo padre e vaga da solo ed è solo un ragazzo che impara a indossare le scarpe da uomo e cammina, lungo un sentiero di sogni infranti, guarda dritto, tira avanti.
Chi ha paura perde tempo, guarda, cito Indira Ghandi.

Arte mi devi guidare fa uno sforzo, dì a natura di vegliare il mio percorso.
Dalla borsa tiro fuori un grande corno per soffiare via il mio panico dal corpo.
Col coraggio in tasca la mia vita passa, camminando e basta.
Lascio la mia traccia, capirà soltanto chi vedrà dall’alto tipo ragno a Nazca.

Camina, guerrero camina por el sendero del dolor y la alegria

Camina, guerrero camina por el sendero del dolor y la alegria Camina.

Faccio un passo nella selva, senza briglie, senza sella.
Vado incontro alla mia libertà por el sendero del dolor y la alegria.
Miki sei Lazzaro dai, alzati e camina. Faccio un passo nella selva, senza briglie, senza sella. Vado incontro alla mia libertà por el sendero del dolor y la alegria. Miki sei Lazzaro dai, alzati e cammina.

Camina, guerrero camina por el sendero del dolor y la alegria

A scuola media introverso, mummia fuori, Narnia dentro.
Ogni docente era certo che io fossi l’armadietto.
Tutto pensavo di fare, sì, tranne questo, tranne che stare in un palazzetto, “Su le mani!” senza un’arma dietro. (Wuuh!)

Tutta colpa di un clip che ho visto. Una botta tipo “tilt” del pinball. Tre tipi del Queens, black Beatles, inattesi come il “drin” del fisco. Un boato cosi forte che è arrivato fino a Chernobyl. Io chiedevo un palco, non figa e centoni, ho solo trovato una fila di censori. (Diamine!)
Chiuso con l’Amiga e il 4 piste mica con l’amica a farmi 4 piste.
In una mattina 4 risme, preso dalla fissa del mio viaggio, Ulisse. Rime senza criteri, la voce di ieri, la faccia di Keith Haring.
Prima delle posse, prima che il rap fosse sulle tracce di Lenin.
Festival di Castrocaro. Andò bene? Mica tanto. “Levati dal cazzo, caro”, andò bene a Di Cataldo.
Mi chiamò la RTI, poi la Sony, poi EmmeTV ma in ogni casa mi fecero fuori, meglio firmare per la casa di Amityville.
Puntavo ad essere un campione dei ’90 ma persi come quel campione dell’Olanda.
Cacciato via dalla stazione di Egolandia, passavano sopra il mio nome in retromarcia.
Dicevano “Quello è uno zero, zero” dal microfono.
Lontano dallo zero zero del binocolo. Rinato come Zero.
Dio benedica gli anni zero, affanni e zelo. Campione dei ’90.

I produttori dicevano: “Tu devi scrivere un pezzo su questo e quello. Fare canzoni che aiutino il pubblico a mettere roba dentro il carrello!”. E sono andato a Sanremo quando rappare a Sanremo aveva l’effetto di un sacrilegio (Buuu)
Io che non ero la star di pregio (buuu) ma lo sfigato che stava in major e comunque mai difeso le mie scelte con unghie, preferivo le caverne o un bunker ma seguii la corrente, prolunghe. I colleghi evolvevano, erano dei mostri, Godzilla. Io mangiavo gli ossi con Wilma. Famoso in Francia come i rossi in bottiglia, al Muline Rouge in una grossa conchiglia.

Beh, erano mosse maldestre, prendevo botte da wrestler, Il mio tracollo palese che va da Cornell a Chester. E dopo il buio l’Ulisse arriva ad Itaca più forte, palestre, chioma folta e basette ma la scena ancora non mi riconosce, Laerte. Aggiungi il vecchio me dentro il “Club 27”, risorto nel 2000 e mi sembra evidente. Che fortuna fu la mia rovina! Ascolto roba new, è una robina, il vuoto di una hit continua, in confronto Mikimix è Bob Dylan.
Puntavo ad essere un campione dei ’90 ma persi come quel campione dell’Olanda.
Cacciato via dalla stazione di Egolandia, passavano sopra il mio nome in retromarcia.
Dicevano “Quello è uno zero, zero” dal microfono.
Lontano dallo zero zero del binocolo. Rinato come Zero.
Dio benedica gli anni zero, affanni e zelo. Campione dei ’90.

Historia magistra vitae
Ogni passo una scossa, una dinamite
Perdo le difese come l’islandese
Che migrò alla ricerca di un clima mite
Un campo minato tra me e Santiago
Io negativo ma di Salgado
Il presente mi parla e non lo capisco
Avrà il cavo del micro che è dissaldato
Sono disarmato, la foresta fa sguardi da occhi cavati
Non mi fido dell’uomo né delle bestie
Credo solo ai Leopardi di Recanati
Vamos

Mi abbracci, anaconda, mi baci, barracuda, mi salverò dall’onda se andrò contronatura. Mi abbracci, anaconda, mi baci, barracuda, mi salverò dall’onda se andrò contronatura. Mi abbracci, anaconda, mi baci, barracuda, mi salverò dall’onda se andrò contronatura. Hai l’occhio di Katrina, la lingua è Krakatoa, sarò la tua creatura ma contronatu tu tu tu tu tu ra, contronaru tu tu tu tu tu ra

La furia delle onde sta annientando tutto. Laggiù c’è il Re Leone, sta sbranando Dumbo. Natura 10 e lode 0 1522.
Paura, sfregi e morte, le inventi tutte.
Con le zanne, con gli artigli, col tuo mare senza appigli. (Sto crescendo male)
Con le spine per i rovi, con le spire dei pitoni. (Sto crescendo male)
Con le rane velenose, con le frane nelle gole. (Sto crescendo male)
Con le trame delle tele di quelle vedove nere.
Tu sei madre natura, vuoi niño
Sei gelate e calura nel cammino, nel viaggio ma io voglio di più, più del portare avanti la mia specie, guarda, mi fa specie. Io ti pensavo più saggia di tutti, invece tu
Mi abbracci, anaconda, mi baci, barracuda, mi salverò dall’onda se andrò contronatura. Hai l’occhio di Katrina, la lingua è Krakatoa, sarò la tua creatura ma contronatura.
“Sono così bella che mi perdoni
Sono cosi bella che sono sempre nel giusto
Sono cosi bella non posso farti del male
Sono cosi bella, di una bellezza letale”
Adesso che sei famosa ti incensano come star.
Io spesso ti sogno innocua in un cesto di Paul Cezanne.
Non apro la tua porta non credo avrei molte chance.
Mi aprirai l’aorta con il metodo “conte Vlad”.
Nelle grotte i tuoi canini sono stalattiti.
Mi divori dall’interno come i parassiti.
Questi fiori nei giardini sono già appassiti.
Questi bruchi fanno i buchi come gli assassini.
Bloody Demetra, psicolabile dea.
Pachamama irrequieta, sindrome di Medea.
So che vivi nell’incuria, non ragioni, non decidi,.
Chi di te si prende cura, lo fa contro i tuoi principi, ma va bene cosi.

Mi abbracci anaconda, mi baci barracuda, mi salverò dall’onda se andrò contronatura. Hai l’occhio di Katrina, la lingua è Krakatoa, sarò la tua creatura ma contronatu tu tu tu tu tu ra, contronatu tu tu tu tu tu ra-

Vivo un eterno paradosso, un introverso fermo e con i fari addosso e non affondo, ora so nuotare a dorso, lascio l’abisso alle mie spalle e vago nel “Panta rei”.
Hey ma’, sono un fottuto paradosso che cammina come Tyler.

Già, vivo in un mondo dove sono sempre tutti “contro” mai “per”.
Ho i piedi a terra ma gli unicorni sui calzini e queste bodyguard erano i miei bulli, un adulto che fa un genere da ragazzini tanto ai ragazzini piace la roba per adulti. Caffè classico costa un “deca”, io, classico, Decca. Mi butto come collaudassi il mio paracadute. Avrei meno pensieri se lavorassi alla Zecca perché mi mettono a far soldi e mi pagano pure. Trattate la cultura con i guanti di O.J. Ho avuto un crollo, facevo la guida a Pompei ma se fallisco produco il mio collutorio, vuoi parlarne male? Sciacquati la bocca prima, ok?

Vivo un eterno paradosso, un introverso fermo e con i fari addosso e non affondo, ora so nuotare a dorso, lascio l’abisso alle mie spalle e vago nel “Panta rei”.
Farei giri in bici dall’alba t ma la sveglia sull’iPhone suggerisce: “Ritarda”.
Prelevano seme al cavallo ma tutti vedono un pazzo se Nietzsche gli parla. Nel giardino di Narciso pianto sani dubbi.
Tolgo voce agli allarmisti, ladro di antifurti. Io tra questi nuovi artisti vedo tanti Furbv, colorati e non sanno parlare. Del resto anch’io facevo Tarzan nella mia dimora come Baltimora poi la piazza che mi fa la ola, San Giovanni, Roma.

Già si narra che la vecchia scuola tornerà di moda, quando accadrà roba viola, le mani a pistola. Mi nutro di paradossi, ceno a casa d’ospiti. Mi godo gli aghi nei boschi, mando in para tossici.
Guardo la libertà negli occhi di un tiranno che sbava ordini, credimi.

Vivo un eterno paradosso, un introverso fermo e con i fari addosso / e non affondo, ora so nuotare a dorso, lascio l’abisso alle mie spalle e vago nel “Panta rei”.
Sono un sognatore sveglio, proteggo me da me stesso, una security camera che punta dritto allo specchio. Per gli amici sono Snaporàz, cito sempre “8 e 1/2”, non ho più niente da dire ma… Ma voglio dirlo lo stesso.
Vivo vivo vivo un paradosso paradosso paradosso pari a me
Vivo vivo vivo un paradosso paradosso per adesso sono vivo
Lascio l’abisso alle mie spalle e vago nel “panta rei’
Lascio l’abisso alle mie spalle e vago nel “panta rei”
Lascio l’abisso alle mie spalle…

Un dubbio mi tallona e mi sta addosso:
Sarò già stufo di ogni mia canzone
Ma canto per nutrire un paradosso?
E mentre mi tormenta la questione
Due strade si diramano dal parco
Ciascuna custodita da un piantone
Il primo Ludovico, l’altro Marco
Discorrono per darmi un buon consiglio
Ciascuno caldeggiando il proprio varco

Da grande suonerò la Pastorale
Ora sul piano resto curvo come un pastorale
Mio padre è d’umore un po’ grigio, mi vuole prodigio
Ma sono solo un bambino e c’è rimasto male

Padre lascia stare l’alcool, ti rovini
Sei severo quando faccio tirocini
Io sono romantico ma pure tu
Mi vedi solo come un mazzo di fiorini

Sono Ludovico, culto, mito
Donne mi scansano come avessi avuto il tifo
Troppi affanni, a trent’anni ho perduto udito
Tu mi parli e mi pari un fottuto mimo
Se la mettiamo su questo piano la mia vita ha senso
Se la mettiamo su questo piano
Quindi prendo lo sgabellino e lascio la corda
Canto l’Inno alla gioia
Perché vedo l’abisso ma su questo, plano

Scrivo mille lettere, faccio rumore
Lotto col silenzio ma ce la farò
Tengo la mia musica, lascio l’amore
Io sarò immortale, la mia amata no

E sono contento della scelta che ho fatto
Nemmeno un rimorso, nemmeno un rimpianto
Sì, sono contento, che bella scoperta
Non serve nient’altro che fare una scelta
Patetica, eroica, patetica, eroica, patetica, eroica
Questa è la mia vita non dimenticarlo
Patetica, eroica, patetica, eroica, patetica, eroica
Questa è la mia vita non dimenticarlo
Questa è la mia vita non dimenticarlo

Tu mi hai fatto al contrario, oh dea.
Ogni discussione è un calvario, ordeal.
Sono Dante a disagio con Bea, quello che se non è stressato non crea. Questa terra che tu chiami mondo o Gea vuole avere me, si ma in ginocchio, moschea.
Non cambio nomea, recito vocali al contrario: “UOIEA”.
Fanculo le Lambo, meglio lo spazio di una Doblò.
Fanculo Leonardo, io vado pazzo per Joan Mirò.
Sono un rapper di successo, si, però al contrario, io non vengo dalla strada ma so che ci finirò.
Se qualcuno dice: “Ho un cane che è come un figlio” Controbatto: “Si, beh, tuo figlio è un po’ come un cane”.
Amo quella bile che tinge il bulbo oculare, non immagini il brivido che mi dà. Tu dammi un consiglio che farò il contrario, gettare scompiglio mi offro volontario, diranno di me: “Quel tipo non ha pace, quel tipo azzera il consiglio perché fa il contrario, è tutto un groviglio fuori e dentro il cranio.”
Diranno di me:
“Quel tipo azzera pacè!”
Stasera ho visto Scarface, è una cagata pazzesca. Dopo un paio di frame la corazzata s’apprezza. Più che l’oro dalle strade con queste mani ho raccolto le mie palle da terra. L’orgoglio nei soldi che ho rifiutato piuttosto che in quelli presi quando non abitavo un castello con 20 cessi. Quante banalità riempiono le piazze, rimpiango quando riempivano i silenzi. Sì, mi fa paura l’ignoranza, lo vedo come dilaga e brucia tutto, la vedo, è come di lava.
Invidio te che sei sereno perché segui un credo mentre io sono sereno ogni morte di Papa.
Sono l’unico sano in un manicomio ma sembro quello ubriaco con te che rimani sobrio, con te che minacci sempre: ”Vedrai che rimarrai solo!” Credendo che questo mi impensierirà.
Tu dammi un consiglio che farò il contrario, geettare scompiglio mi offro volontario, diranno di me: “Quel tipo non ha pace, quel tipo / azzera il consiglio perché fa il contrario, è tutto un groviglio fuori e dentro il cranio.”
Diranno di me:
“Quel tipo azzera pacè!”
Io temo il Covid e pure i flashmob e le dirette e l’autocompiacimento. Resto silente, banda mariachi dentro, lì nel web ogni maestro è Do Nascimento.
Non ho pace ma tranquillo, non mi serve aiuto finché avrai come pallino far da servo Pluto.
Strappi schede elettorali, ti credi astuto. La tua lagna è un privilegio, voto per distruggerlo. Io sto nutrendo la Illia stima, tu stai nutrendo i loghi nelle vetrine. Mi trovi ovunque tranne che in via della Spiga con i rampolli alla ricerca di becchime però a volte ritorno sui miei passi, lo farei con gli arti mezzi tumefatti.
Meglio essere un numero che il numero uno come tanti. Tu dammi un consiglio che farò il contrario, gettare scompiglio mi offro volontario, diranno di me: “Quel tipo non ha pace!”.
Tu dammi un consiglio che farò il contrario, gettare scompiglio mi offro volontario, diranno di me: “Quel tipo non ha pace, quel tipo azzera il consiglio perché fa il contrario, è tutto un groviglio fuori e dentro il cranio.”
Diranno di me: “Quel tipo azzera pacè!”

Metto le mie maschere, una passo
Petali di tulipani sul mio gambo
No, non è uno scherzo, una burla manco
Sai che ne cavalco l’onda, Burlamacco
Arlecchino come Camerini
Sì ma solo fuori dai camerini
Perché dentro taccio
Non esterno lacrima nera su volto bianco come Pierrot
Fui Diego della Vega
Le scrissi un’ultima lettera perché già temevo per la carriera
Ghost face quella sera
Ci lasciammo per telefono e si ritrovò un coltello nella schiena
La vidi a una mascherata, cantò “Mas Que Nada”
Come avesse un’identità che non è mai svelata
Io con la maschera da artista dalla ribalta
Venuto a fare una rapina, Casa di carta

Cala su di te il sipario delle tenebre
Eyes Wide Shut
Vanno in scena le mie maschere
Io non voglio andare in cerca di me stesso
Perché rischio di trovarmi per davvero
Eyes Wide Shut
Vanno in scena le mie maschere

La mia città fantasma è una città fantastica
D’avanguardia, giuro da vantarla
Era folle e candida, come Parsifal
Folla e calca, Londra e Fatima
Dietro la maschera guardala ora
Era Guadalajara, ora [?]
Sedotta e abbandonata tipo ”Vada in malora”
La osservo mentre avanzo lungo la strada vuota

Questa città non è più mia, ha un cuore cyber
Vedo più mutazioni di un disegnatore Marvel
Temo il contagio, nella mano ho un contatore geiger
Trattengo il fiato, tiratore, sniper
Prendi il rap, cambia forma e non lo prendi mai (Mai)
Potere all’alta moda quando prendi il mic (Mic)
L’opposto di quando ne fui rapito a tredici anni
E mi parlava da una fogna come Pennywise
Per questi ragazzi non ci sarà scampo
Giocano alla mafia, “Mamma, vado in strada, sparo”
A trent’anni da Capaci, vedi, sarà strano
Ma il modello è diventato Genny Savastano
La mia vita privata è troppo preziosa
Vedo gente invidiata non so per cosa (Cazzate)
Ma so che più si sputtana su qualche social
Più pare chе goda di un enorme stima

Non parlo al mondo come prima
Ma parlo a vuoto comе Pripyat
Nell’indolenza collettiva
Che mi avvelena come Pripyat
Non parlo al mondo come prima
Ma parlo a vuoto come Pripyat
La giostra è ferma come Pripyat
Falle una foto come Pripyat

Alice, come te la passi?
Come la vita nei palazzi
Ma ti ricordi quei ragazzi al tea party, teiera maxi?
Esagerati come era Gatsby
È il mio compleanno ma non ci sei tu, darling
Non ti localizzo sul Garmin
Mi hanno detto che non guardi più i gatti
Ma l’armadietto dei farmaci e devi curarti

E come vuoi che stia?
Da quando hanno chiuso Wonderland
Suona la mia brutta copia, la mia cover band
Un anziano con i boccoli da Robert Plant
Chiama Cronenberg, mi sto deformando
Sogno che mi rivedi e chiedi: “Chi sei?”
Come fosse colato il trucco dei Kiss, ehi
Alla radio sento i peti tipo Tween Wave
Colpa di Bill Gates, ci stanno ingannando

Cronos è il dio della caccia
Tu crеdi, Diana?
La freccia che ho nella pancia
È una mеridiana
Sfoglio calendari con un solo giorno, lunedì
Non ho risolto il mistero
Cara Alice, spero di rivederti pure qui
Nel mondo dopo Lewis Carroll

PS
Questa storia per bambini è diventata un film western
La regina lucida una carabina Winchester
Brucaliffo sclera per due vignette
Qui si muore più di razionalità che di peste
Ed il coniglio bianco fa l’ultimo miglio stanco
Sempre più distratto
Come un alunno all’ultimo banco
Sembra in affanno, molto mogio vaga tra la gente
Dalla tasca prende un orologio che non ha lancette

Eri il mio mentore, eri il mio pedagogo
Ti seguii battendo i piedi al suolo e la bacchetta sul ride
Ed eri tu il padrone, non le banconote
Polverizzavi corone col tuo nome, ti chiamavano Zeit (Zeit)
Io felice sulla riva, per cornice l’aria estiva
Tra i castelli sulla sabbia chiuso nella gabbia della tua clessidra, libero mai
E mi tenevi stretto come i denti nel bite
Eravamo un gran duo e ti stavo dietro, Meg White

Chronos, time, vrémja, tiempo
Chronos, time, vrémja, tiempo, Zeit
Chronos, time, vrémja, tiempo
Chronos, time, vrémja, tiempo, Zeit

Senza te non sarei mai l’uomo che ora sono
Dicevi: “Aspetta e vedrai”, sono ancora sordo, why?
Ti ripeti un po’ troppo
La tua virtù, Paganini, vola via, paga mini
Mi attraversi come una lama per l’harakiri, ahi, ahi, ahi, ahi
E i tuoi regali carpe diem, quante altre vie
Campi minati e praterie sulle scarpe mie
Ora UniPosca e vai
Eri una stele di Rosetta da decifrare
Sei diventato una frasetta da recitare
Meriti l’Oscar, Wilde

Smettila di mandarmi fiori
Tanto mi azzanneresti come i cani fuori
Piuttosto leggimi dentro come i grandi tomi
Perché la vita è un lampo e tu ci arriverai in ritardo
Come fanno i tuoni
Io sono il tuo futuro, chiama i testimoni
Non puoi mandare i piani in fumo come gli estintori
Vengo a riportarti coi piedi per terra
Anche se voli così alto che calpesti i droni
Sono leale se ti chiamo “vita mia”
Quando stai male sono la tua litania
Ma quando il male passa divento una tassa, una tirannia
Spinta nella massa che mi tira via
Mi vedi come la cattiva, la tenebra, la maldita, la Dea che fa la bandita
Ma voglio solo schiodarti dalla panchina
Voglio vederti giocare la tua partita
Ringraziami
Che se fossi svanita come una dedica incisa nella battigia
Avresti l’anima spenta, l’anima grigia
Come la cenere di una cicca nella lattina
Ho dato io il tuo senso a tutto
E sono vera e senza trucco
Anche se non lo ammetti è a me che va il pensiero
Più che al cielo del Nabucco

È una notte che ispira, è una notte che chiama nel bosco
È una notte che spia, è una notte di sguardi che ho addosso
Di ricordi che latrano come avessero visto il demonio
Sto scavando dentro di me così tanto che schizzo petrolio
È il mio rito iniziatico, ma non ho aculei nel corpo
Vado da “Mea culpa” ad “Ego me absolvo”
Sono una larva sporca del mondo
Faccio Manolo sopra quel tronco, rischio un bel tonfo
E sarà tutto nuovo come da neonato con la pancia all’aria
Dopo il mio passaggio dalla pancia all’aria
Schizzo gli occhi fuori dalla faccia, Lamia
Non sto più nella pelle, mama

Fuori di me, exuvia, spiego le ali, au revoir
Un’altra chance escludila, gioco alla pari con l’età
Passati appassiti, appassiti come quadranti di Dalí
Passati parassiti, parassiti, fame di me, cannibali
Exuvia
Exuvia

Guardo i video chе ho fatto, ho la voce e l’aspetto di un altro
Il mio autoritratto ha i colori in еterno contrasto
Mi sono preso i miei spazi, ma ho lasciato che il tempo fuggisse
Faccio un mucchio di cambi, quindi adesso chiamatemi mister
Sono ancora alla guida, tengo il piede alzato da quel freno
Anche se della vita prendo sempre il lato passeggero
Quello che è stato l’ho già silurato
Ogni mio scatto è di prassi bruciato
Non dimentico le radici perché tengo alle mie radici
Ma ci ritornerò quando sarò inumato
I miei dubbi hanno dei modi barbari
Invadenti e sono troppi
Il segreto è fare come gli alberi
Prima cerchi, dopo tronchi
Chi ti spinge dopo quella soglia?
Se non è la noia, sarà il tuo dolore
L’occasione buona per andare altrove, tipo fuori

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